La mia fica, le mie regole [RE-UP]

Ripubblico qui in versione breve e aggiornata un lungo post sull’aborto scritto nel 2014 per il mio Tumblr. Un post che poi ho cancellato per colpa delle ripetute segnalazioni da parte di chi non condivideva il mio punto di vista. Lo ripubblico perché la morte di Valentina Milluzzo e dei suoi gemellini ha riportato all’attenzione non solo l’incompatibilità tra aborto e obiezione di coscienza, ma anche tra obiezione di coscienza e salute delle donne in generale. La Procura di Catania può dire ciò che vuole, resta il fatto che in Italia 7 medici su 10 sono obiettori di coscienza, tanto che su 96 ospedali soltanto in 62 è possibile sottoporsi ad un’interruzione volontaria di gravidanza. Ritengo che si tratti un dato spaventoso, nonché di un’aberrazione etica. Tutto ciò mi ha riportato alla mente lo strano episodio di censura che su Facebook ha colpito la regista e blogger erotica Erika Lust due anni fa.
Vabbè, quando parli di sesso su FB il rischio è alto però stavolta il sesso non c’entra niente, perché l’accusa fatta alla Lust era quella di avere postato sul suo profilo materiale che istigava all’autolesionismo.
Possibile? E quale? Un porno film sadomaso girato da lei? Magari un paio di clip amatoriali un po’ spinte o un redtube dai contenuti troppo violenti per il “popolo di Facebook”?
Ma no, niente di tutto questo.
Per una volta FB non ha bannato tette e culi, ma qualcos’altro. Il contenuto incriminato che Erika Lust aveva caricato sulla sua pagina consiste nell’immagine che vedete in apertura: un manifesto che inneggia alla libera scelta della donna in materia di aborto.

MI COÑO MIS NORMAS. In italiano significa più o meno “La mia fica, le mie regole”.
Sante parole mi verrebbe da aggiungere. Parole coraggiose specie di questi tempi, se sei una donna e se come Erika Lust vivi a Barcellona. Infatti proprio il governo spagnolo ha varato un pacchetto di leggi sull’aborto a dir poco restrittive, che di fatto tolgono alla donna il diritto di decidere liberamente del proprio corpo. Perciò è facile immaginare che la foto postata da Erika Lust abbia fatto infuriare i troll pro-life spagnoli, che si sono immediatamente organizzati e hanno fatto partire una valanga di segnalazioni ai responsabili di Facebook, col risultato che la pagina FB della Lust è stata sospesa. Nessuna sorpresa, direte voi, tanto Facebook è il male e banna le pagine a cazzo, ogni giorno vengono cancellati profili innocenti mentre i social gruppi neo-fascisti (tanto per fare un esempio) collezionano “mi piace” senza che nessuno faccia niente. Pazienza, ci siamo abituati anche a questo. Quello che mi fa davvero arrabbiare però è la motivazione che ha portato alla cancellazione della pagina della Lust, ovvero l’accusa di istigazione all’autolesionismo.
Una trovata geniale, lo devo ammettere. Questi pro-life si meriterebbero un applauso per quanto sono stati in gamba, e vi spiego perché.
L’autolesionismo è un atto che implica il procurare, consciamente o meno, danni rivolti alla propria persona, sia in senso fisico che in senso astratto. Ora vi faccio capire come l’hanno messa giù i pro-life spagnoli: l’aborto è un atto che causa un danno alla donna, e se una donna è tanto stupida da farsi male da sola, allora ben venga il governo, la religione, o anche Facebook a impedirlo.
Peccato la cura si riveli talvolta peggiore della malattia, come testimoniano i fatti di Catania.

Tornando all’obiezione di coscienza nel nostro paese, non posso non dare ragione a Roberto Saviano quando afferma che coloro che considerano l’aborto un omicidio “non sanno che ciò che ha portato alla legge sull’aborto che oggi abbiamo in Italia sono state le sofferenze immense subite da chi abortiva clandestinamente”. Ma gli italiani hanno la memoria corta, e la donna oggi è ancora trattata alla stregua di un piccolo criceto che non conosce la differenza tra giusto e sbagliato, e di conseguenza ha bisogno di autorità e di leggi che limitano le possibilità di fare cose pericolose per sé e per gli altri. Sarebbe il caso allora di scendere tutte dalla ruota, donne mie, e cominciare a far casino, perché non c’è nessun altro che alzerà la voce al posto nostro.
Terribile ma vero.

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