Drawjob: il porno in mostra. #SAVETHEDATE

Drawjob è il nome di una mostra nata dall’idea di quattro illustratori italiani, Chiara Fedele, Gianluca Folì, Riccardo Guasco e Francesco Poroli, che hanno chiesto a 18 loro colleghi di giocare, con ironia e con tatto, senza mai cadere nella volgarità più esplicita, con alcune delle più diffuse categorie del porno. Ciascuno degli autori ha quindi idealmente adottato un pratica (animal, asian, bondage, bukkake…), rappresentandola col proprio stile, riuscendo incredibilmente a spiegare in cosa consiste ma senza mostrare davvero l’atto sessuale.

Nella mostra, organizzata a Cremona dall’associazione Tapirulan, le opere sono accompagnate da testi erotici elaborati da 5 scrittrici e ispirati alle illustrazioni, mentre un’altra giornalista/scrittrice e due esperti hanno scritto le prefazioni del catalogo a cura di Loredana Saporito, che si potrà trovare in mostra e, più avanti, nello shop di Tapirulan.

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DRAWJOB
il porno spiegato da 22 illustratori, 6 scrittrici, 2 esperti e 1 film
QUANDO: 13 aprile — 14 maggio 2017
OPENING: 13 aprile | 18,30 (con proiezione del documentario)
DOVE: Spazio Tapirulan | c.so XX Settembre 22, Cremona
INFO: faceboook | tapirulan.net

Sorgente: Frizzifrizzi

Che cos’è il porno etico

Sta rivoluzionando la sex industry dall’interno. Ecco come conoscerlo meglio.

Se la sex industry non funziona, eliminarla e demonizzarla non è certo una soluzione, e c’è che chi sta lavorando dall’interno per renderla un ambiente migliore per chi ne fa parte.

Cosa vuol dire ethical pornovvero porno etico?
Potrebbe essere definito come porno fatto legalmente, che richiede il completo consenso dei partecipanti, ne rispetta i diritti, ne protegge le condizioni di lavoro e offre loro un equo compenso, oltre a mostrare una versione più reale del sesso, a rappresentare la diversità e a non essere discriminatorio.

La pornostar Annie Sprinkle dice “The answer to bad porn isn’t no porn…it’s to try and make better porn!”

Long story short, se voglio che quello che per me è un puro piacere non provenga dallo sfruttamento e coercizione di qualcun altro, come posso fare e dove posso trovarlo? Te lo dice GQItalia.it (clicca qui)

Revenge porn, che cos’è

Facebook annuncia nuovi strumenti per aiutare le persone vittime del revenge porn, la diffusione di foto compromettenti personali a scopo di vendetta.

6 Aprile 2017 – Succede che due persone si lascino e le reazioni da ambo le parti scatenano sentimenti contrastanti. Disperazione, depressione, gelosia, rabbia, fino ad arrivare a casi estremi come la vendetta, al desiderio di farla pagare amaramente all’ex partner pubblicando sui social delle sue foto a luci rosse.

È quello che viene definito in gergo “revenge porn“, ossia la condivisione di immagini intime personali dell’ex compagno o compagna. Il 93% delle persone vittime di questo tipo di vendetta subisce notevoli ripercussioni emotive – secondo uno studio dell’US Victims of Non-Consensual Intimate Images – che causano nell’82% dei casi gravi danni nella propria sfera sociale, lavorativa o in altri importanti settori della vita. Facebook, cosciente del problema, ha introdotto dei nuovi strumenti per contrastare questo fenomeno. Quando questo tipo di contenuto viene segnalato, è possibile evitare che venga condiviso su Facebook, Messenger e Instagram.

Vendetta spregevole

Facebook ha collaborato con la Cyber Civil Rights Initiative, e con altre associazioni, per sviluppare strumenti per segnalare questo tipo di contenuto e mettere a disposizione delle vittime un supporto adeguato. Ecco cosa fare se si verifica un fenomeno di “revenge porn”. Chiunque veda un’immagine personale su Facebook condivisa senza il proprio esplicito permesso, può segnalarla utilizzando il link “Segnala” che appare con un clic sulla freccia rivolta verso il basso o sui puntini “…” posizionati vicino al post. Responsabili qualificati del team Community Operations di Facebook, valuteranno l’immagine e la rimuoveranno se viola gli standard della Community. In molti casi, questa segnalazione, porterà anche alla disattivazione dell’account che ha condiviso l’immagine o le immagini senza l’esplicito permesso della persona ritratta. A questo punto entrano in gioco le tecnologie di “foto-matching” per prevenire ulteriori tentativi di condivisione dell’immagine su Facebook, Messenger e Instagram. Chiunque tenti di condividerla dopo che è stata segnalata e rimossa, l’utente sarà avvertito che sta violando le policy di Facebook. Le vittime di un revenge porn riceveranno supporto da parte di personale specializzato.

Il revenge porn non è sextortion

Se il revenge porn è, nella stragrande maggioranza, frutto di un impulso di vendetta per la fine di una relazione, il sextortion è una vera e propria estorsione. Il sextortion – come lascia intuire il nome – è un neologismo che nasce dall’unione delle parole “sexual” e “extortion” e che si sta rapidamente diffondendo tramite i vari social network e siti di incontri online. Si tratta di un reato di estorsione punito dall’articolo 629 del nostro codice penale con una condanna che va dai cinque ai vent’anni di reclusione. Il copione è, più o meno, lo stesso. Una persona, di solito piuttosto attraente, “aggancia” la sua vittima in vari modi e una volta conquistata la sua fiducia, le propone di spogliarsi davanti alla webcam o scambiarsi foto “a luci rosse”. Il malcapitato o la malcapitata, se questo avviene, è immediatamente ricattata con la minaccia di diffondere questi scatti se non paga una cospicua somma di denaro. Non cascate nell’inganno!

Sorgente: Revenge porn, che cosa è la porno vendetta e come difendersi

Porno: il futuro è adesso

Quale sarà il futuro del porno? Sesso mediato dal computer, prostitute robot, bordelli in 3D? Orgasmo telepatico? Circuiti elettronici impiantati sotto la pelle per raggiungere un più alto livello di piacere? 
A queste e altre domande prova a rispondere il collettivo di artisti e performer PORNCONCEPTUAL con una serie di video eccitanti e irriverenti. 
Qui sopra trovate uno dei miei preferiti.
Il motivo? Il video è pieno di uomini nudi.

https://player.vimeo.com/video/79743081 Futuristic Porn from Pornceptual on Vimeo.

Google fa marcia indietro sul porno

Fino a pochi giorni fa, nella dashboard di Blogspot si poteva leggere il seguente annuncio:

As of March 23, 2015, you can no longer publicly share on Blogger sexually explicit images or videos that show graphic depictions of nudity. We will accept bare if the content is remarkable for the public benefit, as may occur in scientific artistic, educational, or documentary contexts.

Questo perché Google all’improvviso aveva modificato la sua politica che regolava i contenuti sessualmente espliciti, introducendo anche delle norme retroattive che penalizzavano non solo i nuovi utenti, ma anche quelli che su Blogspot ci stavano anche da una decina d’anni.
Applicando il nuovo regolamento, Google di fatto si prendeva la libertà di oscurare quei contenuti ritenuti – a torto o a ragione – osceni, classificando il post o anche l’intero blog come “privato”, in modo tale che solo gli utenti iscritti potessero accedervi. Ma rendere un blog “privato” non è poi così diverso da cancellarlo totalmente, specie se sei un/a sex blogger e utilizzi il tuo blog per diffondere le tue idee e la tua visione della vita. E su blogspot i blog di questo tipo sono davvero tanti.
Immaginate perciò il malcontento degli utenti che si sono trovati a leggere un simile avvertimento, caduto come un fulmine a ciel sereno sulle loro teste. Le proteste non sono mancate, e stavolta Google è stato costretto a tornare sui suoi passi, con tanto di scuse e rettifica postate sul loro blog:

This week, we announced a change to Blogger’s porn policy. We’ve had a ton of feedback, in particular about the introduction of a retroactive change (some people have had accounts for 10+ years), but also about the negative impact on individuals who post sexually explicit content to express their identities. So rather than implement this change, we’ve decided to step up enforcement around our existing policy prohibiting commercial porn (VentureBeat)

In sintesi: resta il ban sul porno commerciale, per i siti che ospitano contenuti per adulti a scopo di guadagno, ma questo non implica le foto private che non saranno più censurate da Google perché ritenute “libera espressione”.

Perciò via libera alle zozzerie, purché se ne detengano legalmente i diritti.